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VITA DI VITTORIA COLONNA



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Descrizione

Isabella Teotochi Albrizzi

Vita di Vittoria Colonna. Prefazione e cura di Adriana Chemello: La Vita di Vittoria Colonna di Isabella Teotochi Albrizzi. Le consonanze di una sorellanza elettiva

ISBN 88-7588-025-5, 2009, pp. 64, formato 140x210 mm., Euro 10. Collana “Egeria” [13].

In copertina: Cristoforo d’Altissimo,  Ritratto di Vittoria Colonna, Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. Gallerie 1890, n. 204.

 
 
           

Nella società veneziana di fine Settecento l’ingegno delle donne colte  aveva trovato nella pratica del salotto un palcoscenico ideale.  Il salotto è un «luogo della storia», uno spazio capace di garantire libertà di pensiero, ed è intrecciato alle vicende biografiche di figure femminili di forte spessore. Il salotto di Isabella xe "Teotochi Albrizzi, I."Teotochi Albrizzi si caratterizza per la compresenza di istanze letterarie diverse (ultimo illuminismo veneto, neoclassicismo, nuovo clima preromantico).

Di Isabella, la critica ottocentesca ricorda soprattutto i Ritratti. La sua Vita di Vittoria xe "Colonna, V."Colonna mette in parola un circolo virtuoso tra la protagonista della vita e chi racconta quella vita, attivando così una forma genealogica elettiva, una relazione simbolica ed empatica. Vittoria Colonna, è assurta tra gli «ingegni privilegiati e rari»: modello ed emblema della scrittura poetica femminile. Il caractere della «donna illustre» viene restituito attraverso le epistole, gli scambi di sonetti e terze rime che la ritraggono nel vivo delle sue relazioni letterarie.

La biografia diventa pretesto per rinnovare l’esperienza di lettura del canzoniere amoroso e il ritratto che ne esce  è quasi l’icona di una «eroina dell’amore». È un elogio che le viene da una donna-poeta che ne celebra una fama in grado di assicurarle «eterna memoria» presso i posteri. 

Nello specchio del passato, lo sguardo di Isabella incontra Vittoria xe "Colonna, V."Colonna, «donna illustre», modello insuperabile di poetessa e moglie fedele. Il suo sguardo può posarsi sereno su una figura di donna che l’ha preceduta e che, come lei, ha amato e vissuto intensamente, obbedendo sia ai fremiti del «fervido ingegno» sia all’imperativo del «potentissimo amore». 

Lo sguardo verso il passato è una necessità di far ordine ed esprimere riconoscenza a chi è venuto prima, di legittimare sé attraverso altre donne. In questo gioco di riferimenti simbolici ricorre l’emblema della «fenice» che si consuma in un fuoco catartico per poi risorgere dalle proprie ceneri. In questa pratica di scrittura Isabella esercita la sua intelligenza del sentire e si fa interprete di una soggettività inquieta ma disponibile a farsi leggere e interpretare, aperta alla relazione rassicurante con una propria simile desiderosa di prendersi cura di lei. 






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